Quando il coraggio trova voce: la ristampa di “Quando l’Abisso Chiama” di Luisa Pesarin
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Il romanzo “Quando l’Abisso Chiama”, affronta l’abuso sui minori con una lucidità che ferisce. Non racconta soltanto: smaschera.
Predatori che si coprono. Vittime che scompaiono. Non è finzione, nel senso più profondo. È qualcosa di reale. Troppo reale.
Non è una lettura facile. Non consola. Non protegge. Non offre vie di fuga. Costringe a guardare dentro l’abisso — e a riconoscere che non è lontano. È parte del nostro mondo.
A parlare è una voce che si dichiara “morta” — ma è la più viva di tutte. Una voce che non può più essere zittita.
Anche Bolzano smette di essere solo un luogo. Diventa presenza. Diventa atmosfera. Diventa tensione costante. Una città che osserva, che contiene, che nasconde. E che, pagina dopo pagina, lascia emergere ciò che non può più essere trattenuto.
C’è un tempo per tacere e un tempo per parlare. Per Luisa Pesarin, quel tempo è adesso. Questo libro non è solo un romanzo: è una presa di posizione. È il ritorno di una voce che non vuole più restare nascosta.
Nel 2018 nasce sotto pseudonimo. Non per scelta, ma per paura. Perché dire certe verità ha un prezzo. Oggi, quella paura non basta più. Luisa Pesarin firma la sua opera, la espone, la restituisce al mondo. È un atto di coraggio.
Oggi il mondo inizia a vedere. Scandali, documenti, nomi — come il caso Jeffrey Epstein — hanno squarciato il silenzio. Ma questa storia era già stata raccontata. Ed è qui che il libro colpisce più forte: non segue la realtà, la anticipa.
Quella di Luisa Pesarin non è una scrittura neutrale. È scelta. È denuncia. È responsabilità. È stare dalla parte di chi non ha voce. Perché ignorare non è più possibile.
“Quando l’Abisso Chiama” non è un libro che si legge e si dimentica. È un libro che resta addosso. Che entra sotto pelle. Che disturba, che mette a disagio, che obbliga a sentire anche quando si vorrebbe smettere. Non è un libro che cerca di piacere. Non è un libro che consola. È un libro che segna.
E forse, proprio per questo, è un libro necessario.
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Articolo scritto da Mercedes Bardhi




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